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domenica 5 settembre 2010
 
La Critica

....non propriamente una strega, ma certamente un’inquietante ammaliatrice, è la donna che troneggia ne Il campo di grano di Claudio Giulianelli mentre mostra un burattino seduto sul parapetto di un’apertura, offrendo così una visuale su un paesaggio dai toni dorati, secondo un’iconografia che deve molto alla pittura veneta rinascimentale. La donna calza un copricapo bizzarro, che solo lontanamente ricorda quello di un giullare di corte. Ma la sua espressione è seria, anzi, non ci permette di carpire alcun tipo di emozione e, contrariamente al burattino, che invece sorride apertamente, lei fissa silente lo spettatore. A ben guardare, però, il burattino sembra afferrarle il dito. Nel contesto di questa mostra mi piace leggere questa donna come una maga, una strega, un’alchimista, perché no, che riesce a far compiere all’uomo-burattino qualsiasi azione lei desideri.

Adelinda Allegretti 


 

I volti ed i simboli di Claudio Giulianelli.

Guardare un quadro ed essere trasportati in un mondo remoto, sepolto da secoli e racconti, intorbidito da una vertigine di perdute memorie e reminiscenze inattese. O forse no. E' un universo vicino, vicinissimo, un piano che giace accanto, un altrove della mente che fluttua impalpabile e che talvolta si sovrappone, semplicemente prende il sopravvento, s'impone all'attenzione ed ai sensi. Ecco, guardare un quadro di Claudio Giulianelli provoca un quesito. Immediato, repentino, sorprendente. E' uno sfasamento di dimensione e di percezione, un gradino, un dislivello su cui pare di inciampare, è un sussulto che resta sospeso e irrisolto, è una vibrazione che in larghe ondate dilaga sulla realtà, si riversa continua, come seguendo il fluire dei colori sulla tela. Ci si ritrova insomma bloccati a mezza via, interdetti sul limitare di una profondità che non si riesce ad individuare, a scrutare, né tanto meno ad ignorare.
Giulianelli fa abitare questa sensazione interminata da figure e presenze, da personaggi gravi e distanti; essi soli occupano lo spazio, isolati emergono in primo piano da fitte spianature. Mancano quasi del tutto gli elementi scenografici, rare volte c'è come un accenno di ambiente circostante; piuttosto campiture pervase, fumi e tenebre che si mescolano a fare da fondale, è un gioco d'ombre, di abissi appiattiti che annullano ogni concetto o congettura di spazio fisico; palpita piuttosto un'atmosfera notturna, sub-lunare, misterica, da convegno segreto. L'inquadratura vive proprio di contrasto, muove da quest'effetto generale di stacco fra luce ed ombra, dal modo luministico di sostanziare o disperdere i piani scenici, e si ravvolge, si concentra, implode quasi, sul soggetto ritratto. Spirali, volute e mulinelli di colore infatti dissolvono la consistenza degli sfondi, si rapprendono tenaci e danno volume e corporeità alle figure. Ci si accorge allora di essere osservati.
Tipi umani diafani e fiabeschi guardano oltre la loro dimensione pittorica, invadono con sguardi fissi l'al-di-qua, protendono mosse e segni a scavalcare la demarcazione dei mondi, instaurano un muto dialogo fatto di gesti definitivi, perentori, allusivi. Si circondano di oscure simbologie e chiari segni, si fermano a suggerire un'interpretazione, a dare un avviso, a mostrare il formarsi di un'emozione. Sono personaggi abbigliati di colore e con antiche fogge, che ostentano acconciature e copricapo elaborati e surreali, che dominano gli oggetti simbolici nelle loro mani o nei loro cenni. Sono maschere che svestono e porgono altre maschere.
L'artista riprende e rielabora modelli e moduli culturali evidenti nel disegnare questi personaggi: influenze e derivazioni dalla pittura fiamminga, soprattutto dal simbolismo allegorico di Bosch, dall'iconografia dei testi alchemici, esoterici, astrologici, dalla tradizione pittorica visionaria. Eppure questi volti posseggono tratti affatto originali, fattezze di un mondo intimo e privato. Più che la forza realistica, o le deformazioni immaginifiche di quegli archetipi, essi incarnano un algido eccesso, una statica ed aulica preziosità, un rigore psicologico che si fanno veicolo di una visione moderna della realtà. Non è  il rifugiarsi nelle stanze antiche e rassicuranti di un mito, uno schivare la fatica di vivere la contemporaneità. E' indiscutibile, Giulianelli raffigura forme della propria coscienza, creature che occupano intime stanze dell'anima, e promanano da un personalissimo incognito. Ma questo "dar corpo alle ombre", che è capacità  propria ed essenza dell'atto artistico, massime di quello pittorico, diventa scambio e confronto d'umanità, procede dai sedimenti della tradizione del ricordo dell'evocazione per affacciarsi alla percezione del reale proprio attraverso quegli atteggiamenti di interpellazione che i personaggi di Giulianelli rivolgono a chi li guardi. Se in fin dei conti questo stare di fronte abbia una connotazione provocatoria, o di biasimo, o anche semplicemente di malinconico e nostalgico vagheggiamento di una condizione idealizzata; e se il gioco di identità suggerito da maschere costumi ed emblemi sia, più che arabesco mentale, l'invito per l'Uomo a determinare una dimensione in cui ciascuno si chieda quale travestimento o ruolo stia indossando; ecco che la relazione travalica i limiti, l'orto conchiuso, del moto interiore ed individuale, si apre all'universalità, esortando la riflessione, chiedendo, pretendendo, un attimo di quiete perché‚ ci si fermi e si provi a capire.

Francesco Giulio Farachi

Like Caravaggio, contemporary Italian artist Claudio Giulianelli is a master of chiaroscuro to bring his figurative portraits to life. Claudio is a passionate and serious student of the Old Masters. Claudio emulates many of the ancient techniques into his own stunning classical compositions. Claudio has exhibited widely in Italy and many of his oil paintings hand in the private collections of the rich and famous across the world.

Margaret Horrocks