IL MEDIOEVO DI CLAUDIO GIULIANELLI
Ha solo 10 anni Claudio quando vede, a scuola, su di un poster, la riproduzione di un piccolo frammento di un’opera di Hieronymus Bosch. Non c’è una didascalia, non un nome, egli crede trattarsi di un’opera moderna. Ne è affascinato, ammirato; l’immagine si imprime profondamente in lui, molcendo il suo cuore.
Già da quel momento i suoi interessi iniziano a comprendere il mondo della figurazione, guarda immagini, riproduzioni d’arte, cerca e legge cataloghi e monografie artistiche soffermandosi lungamente sulle immagini.
Da guardare a riprodurre, copiare i capolavori dei grandi maestri il passo è breve,il desiderio di dialogare col mondo dell’Arte e degli Artisti irrinunciabile.
Abita a Roma ed inizia a frequentare gli atelier degli artisti più noti che vi lavoravano in quegli anni.
Sempre l’amore per l’arte lo porta a girare Italia ed Europa alla ricerca delle opere originali, per dialogare con quegli artisti del mondo Medievale che particolarmente lo seduceva ed attraeva.
L’emozione di quei viaggi è tanta, esplora linee, colori, interpretazioni di quegli artisti che nei suoi viaggi via via gli si rivelano.
Infine durante una visita all’Escorial un nuovo incontro con il pittore che, al primo incontro, aveva creduto del nostro tempo. “Il Cristo Portacroce” un dipinto neppure troppo grande, ma che rimette in contatto Claudio con Hieronymus Bosch. Da quest’incontro inizia la precisazione artistica stilistica e poetica di Giulianelli.
Colori, precisione, linee restano vicine a quelle dei maestri del’500, non solo Bosch, ma con una originalità, con una tecnica unica che sono la sigla del nostro pittore.
I soggetti di questi dipinti partono da moti dell’anima, dalla constatazione della bellezza della natura che circonda l’uomo. Come Botticelli e Bosch due tra i pittori maggiormente affini, ama i simboli, che gli ricordano il fascino dell’alchimia delle ricerche empiriche di quei secoli medievali. Ma è una simbologia tutta sua quella che Claudio va elaborando e che ha al centro la bellezza muliebre, non deformazioni, miti, lotte tornei.
Donne, giullari, burattini senza fili, turbanti, flauti, questi sono i principali elementi che si individuano nei dipinti di Claudio Giulianelli. Questi elementi si compongono a illustrare storie scritte senza parole, ma con i Simboli, con i segni dell’alfabeto di un mondo medievale onirico, originato dall’anima sognante di quest’artista. Simboli che sono rimandi continui ad una Natura, Madre e Femmina, Cortigiana e Sorella, intenta ad aiutare l’universo maschile impersonato dai burattini senza fili sempre tra le mani di queste impenetrabili, misteriose Dame che a volte paiono commiserarli talora paiono invece intente a scuoterli, indirizzarli ad un’operosità che manca loro.
Fascino, bellezza e invito alla riflessione sono propri di queste tele, i colori contribuiscono alla loro attrattiva, colori di oggi ma scelti con la suggestione del medioevo, con la memoria della cromia delle pale di Beato Angelico.
Le Dame dai dolci occhi ci invitano a considerare un mondo estremamente luminoso, invitante, sospeso nel tempo, in uno spazio interamente immerso nella Natura.
Se i richiami all’arte fiamminga sono innegabili è pur vero che quanto compone questi dipinti non è l’opera di un ultimissimo, strenue, epigono, fuori dal mondo contemporaneo.
Rivisitando, innovando la tecnica, Giulianelli ha tenuto di quei modelli solo alcune modalità esteriori, neppure le più caratteristiche dei pittori più amati. C’è molto dell’uomo Claudio Giulianelli nei suoi dipinti, del suo animo costantemente immerso sulla riflessione di questo nostro umano esistere terreno.
Una pittura simbolica che vuole essere decrittata nelle sue proposte e, perché no, creduta, posta in essere, a migliorare le nostre vite dibattute in modo antinaturale in un paesaggio oscuramente tecnologico che ha perduto il fascino dell’alchimia che permeava il mondo medievale, denso di silenziosi profumi.
Firenze, 5 Settembre 2017
Emanuela Catalano
Copyright wwwartemanuela.it